Decreto taglia-enti: una presa per il culo

Come ha scritto Il Sole 24 Ore nei giorni scorsi, il decreto Taglia-enti non taglierà nessun ente. Genererà anzi PIU' COSTI per chi era finito nel calderone. Anche se, nel calderone, non doveva starci. Grazie Brunetta per gli slogan. E' il caso del Banco di prova delle Armi di Gardone Valtrompia, che per qualche stranezza burocratica dell'Italia moderna doveva essere tagliato. In occasione di Exa il ministro Claudio Scajola annunciò che "ci avrebbe pensato lui". Grazie. Risultato: il banco di prova l'anno prossimo dovrà pagare 30 mila euro di oneri in più per un collegio sindacale. Piccolo particolare: il Banco di Prova è un ente privato di diritto pubblico. In quanto tale non ha dipendenti pubblici. (Ed anche un bilancio invidiabile). Cancellarlo da quella lista? Sarebbe stato troppo facile. Di seguito, per chi volesse saperne di più, il mio pezzo dell'11 novembre pubblicato da Bresciaoggi ma non disponibile sul sito. «Un Paese irriformabile, in cui anche il decreto Brunetta non eliminerà enti inutili ma andrà ad appesantire realtà funzionanti con costi superflui». È il commento del presidente del Banco nazionale di prova per le armi, Aldo Rebecchi, dopo che l’ente (privato, ma di diritto pubblico: sotto la vigilanza dei ministeri dello sviluppo economico, dell’interno e della difesa) è stato «riabilitato» in seguito al cosiddetto piano di riordino. «Il Banco di Prova era inspiegabilmente finito fra gli enti da tagliare - ha spiegato Rebecchi - ma invece di eliminarlo dall’elenco si è deciso di imporre nuovi adempimenti come quello dell’obbligatorietà del collegio sindacale, che ci costerà 30 mila euro circa all’anno e ci imporrà nuovi oneri». Rebecchi sostanzialmente contesta i dati dei ministeri secondo cui il Banco sarà riordinato con un taglio di 6 mila euro e 5 dipendenti. «Non si tratta di dipendenti pubblici - precisa infatti il presidente -, e da parte nostra non c’era necessità di tagli visti i risultati positivi degli ultimi anni, in cui peraltro abbiamo pagato 150 mila euro all’anno di tasse». Giudizio lapidario quindi: «Solo fumo negli occhi e burocrazia che si aggiunge alla situazione già pesante». Degli 84 organismi che al 31 ottobre hanno presentato il cosiddetto «piano di riordino» nessuno verrà tagliato. In realtà non è possibile sapere di più, visto che non esiste un eleco di tutti gli enti da tagliare secondo il ministero (anche se interpretando alla lettera il decreto chi entro il primo novembre non ha presentato riordino dal primo novembre di fatto è estinto). Detto questo l’operazione è totalmente avvolta nella nebbia. G.ARMA

Lo Stato lascia a casa 74 lavoratori

Ma non sono i tanto attesi tagli all'apparato burocratico degli enti pubblici. E' la vera storia della Paghera di Lonato. L'azienda deve 7 milioni di imposte pregresse, ma è a credito di 9 milioni (dal 1997!). Ma 9-7 in questo caso non fa 2. Nonostante commesse per 4 milioni di euro da qui a maggio. E nessuna esposizione bancaria.

Il canto del cigno (2)

Oggi il Corriere della sera torna sull'argomento delle news a pagamento (di cui ho scritto ieri e le reazioni alle prese di posizione di Murdoch e dei suoi fratellini con due intere pagine. Una intervista a Francesco Caio che sostanzialmente condivido. Nelle scorse settimane avevo affrontato il tema anche sul blog di Project group a proposito di prezzo delle notizie e rapporti testata-inserzionisti

Il canto del cigno

Parliamoci chiaro. Murdoch è vecchio e stanco. Prima ha detto che le notizie sarebbero state a pagamento su Internet. Ora apprendo sfogliando Wittgenstein che vuole togliere le notizie dei suoi media dalle indicizzazioni lanciando una campagna anti-Google. Giusto che davanti alle dichiarazioni dell'anziano magnate australiano ci sia sempre tanta attenzione. Ma le ultime uscite davvero a me sembrano il canto del cigno di uno stanco imprenditore conservatore. Purtroppo per Murdoch lui non può, molto più semplicemente, bloccare gli investimenti innovativi più importanti di un paese. Come fa Silvio.

Francesco Bettoni verso il record

Inizia con voto palese e unanime il mandato dei record per Francesco Bettoni, che sarà fino al 2014, per la quinta volta consecutiva, il leader della Camera di commercio. Con la conferma Bettoni supererà i ventuno anni di carica raggiunti da Francesco Berardi tra il 1875 ed il 1896. Ecco il video della sua elezione: