Toglietemi tutto, ma non il mio pirlo

Premesso che non credo molto nei sondaggi in cui viene uno e ti chiede: “Taglierai le spese questo mese per starci dentro?” ho trovato curioso scrivendo i due pezzi pubblicati oggi da Bresciaoggi è che i bresciani dichiarino di dover fare molti tagli nei prossimi mesi, ma che all’ultimo posto tra le voci in discussione nel tempo libero ci sia “bar, aperitivi e uscite serali”, anche se al primo posto ci sono le “cene fuori casa”.

Sarà il fascino discreto del pirlo???

nella foto una immagine presa nel mio locale preferito per il pirlo.. Udaberri Berri, via Lamarmora, Brescia

Armi, ecco il futuro del Banco di Prova

Su Bresciaoggi (in una pagina che potete scaricare qui ho anticipato il progetto, attraverso il quale il Banco nazionale di Prova di Gardone Valtrompia sta cercando di diventare interamente bresciano sotto l’egida della Camera di commercio in qualità di azienda speciale.

Riporto qui soltanto la parte relativa alla ricostruzione delle vicende degli ultimi due anni. Dal decreto taglia enti di inizio 2009 (Brunetta) fino al tentativo centralista di far passare il ministero dal 25% al 60% in Cda, perchè credo sia un esempio della schizofrenia politica di questo Governo, del suo modo di muoversi, della totale inconcludenza e strumentalità della gran parte dei provvedimenti adottati o solo ventilati.

L’ente è da due anni al centro di una querelle tra le istituzioni locali ed il Governo. Ad inizio 2009 inspiegabilmente il Banco nazionale di prova delle armi (che è privato, ma di interesse pubblico) venne incluso nella lista degli enti inutili da tagliare del celebratissimo decreto Brunetta. Dopo il grande clamore iniziale, tuttavia, quel decreto non tagliò nulla. Durante Exa 2009 l’allora ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola – ai tempi ancora in sella, e ancora ignaro di chi gli avesse pagato casa – garantì ai produttori: «Il Banco non si tocca. Ci penso io, non so come ma ci penserò io». Il danno era evidente: la chiusura avrebbe creato un vuoto a livello nazionale visto che la struttura è l’unica in Italia atta a certificare armi e munizioni idonee a finire sul mercato. Dopo l’estate la prima svolta con la riabilitazione dell’ente, in seguito al cosiddetto «piano di riordino», che tuttavia lo appesantì burocraticamente imponento un collegio sindacale (30 mila euro circa all’anno di nuovi oneri). Degli 84 organismi che al 31 ottobre aderirono al «piano di riordino» nessuno fu tagliato.
Superato l’ostacolo Brunetta il Banco di Prova è finito nel mirino del Governo all’inizio del mese di giugno. L’obiettivo: ridurre i membri del Cda da 12 a 5 membri. Un taglio che nascondeva un fine secondario, perchè la riforma prevista puntava ad un azzeramento della presenza degli enti territoriali ed il depotenziamento della rappresentanza delle aziende (un armiere ed un munizonista in minoranza). Allo stesso momento la conferma dei 3 membri di nomina ministeriale avrebbe portato le nomine ministeriali dal 25% al 60% del Cda. La notizia cadde nei giorni della prima Exa international (a Toronto), e la reazione delle istituzioni locali economiche e politiche fu immediata, con il presidente della Camera di commercio Francesco Bettoni e quello del Banco di Prova, Aldo Rebecchi, che puntarono alla liberalizzazione dell’ente con l’intento di difendere una specificità locale, che ora ha portato a questo progetto.

Caviale-gate, dura la vita se sei uno storione

Ieri, dopo aver espresso la mia critica nei confronti del comportamento degli pseudo moralismi anti caccia che tollerano la pesca – in qualsiasi forma – c’è stata una strage di storioni (nella foto un esemplare scosso dall’accaduto) in provincia, all’Agroittica di Calvisano, famosa per allevare del pesce così buono da riuscire a vendere il caviale anche ai russi (che è un po’ come la storia del ghiaccio e degli eschimesi).

Si tratta (come dico del pezzo), del terzo incidente per gli storioni nella Bassa, il secondo nell’ultimo mese. Che non si vada verso uno storioni-gate?

Se siete scaramantici non leggete questo blog :)
Io non lo sono mai stato.

Ambientalismi

da una segnalazione di Maurizio Balducci

Chissà se Donatella Bianchi – conduttrice della trasmissione Rai Linea Blu – inorridirebbe con un uccello morto in mano appena cacciato, visto che con un pesce boccheggiante non batte ciglio.

A pensarci bene Linea Blu è l’ispirazione per un nuovo format tv.
TITOLO: Cacciaturismo.
SVOLGIMENTO: una famiglia ha una casa in campagna ed un allevamento di quaglie e fagiani che vengono liberati e cercati col cane, per poi essere abbattuti con il fucile. La parata si conclude con una bella tavolata di selvaggina preparata dalla cuoca di casa.

Appassionante, naturale, sufficientemente wild. Non c’è che dire…

<

Writing, Brescia alla ricerca di un modello di dialogo

Su Bresciaoggi parlo del writing a Brescia. Il dibattito si è aperto nei giorni scorsi dopo che i nuovi treni del metrobus sono stati trovati taggati.

Credo che oggi il giornale abbia dato due contributi importanti, quello di Alessandro Mininno, che da anni svolge attività di ricerca sul writing ed ha pubblicato tre libri sul tema. E il mio pezzo in cui ho cercato di andare al cuore del problema, perchè, ad esempio, urlare che si spenderanno 250 mila euro per pulire i muri (che in realtà sono molti meno) se non viene paragonato con le cifre delle altre città è una somma senza alcun significato. E metterlo in cima ad un corposo programma come quello della Loggia (che in realtà parla di benaltro ed ha tutt’altra impostazione) è semplicemente fuoriluogo e fuorviante.

In realtà l’assessore Mario Labolani e il vicesindaco Fabio Rolfi hanno scelto la via del dialogo con i writers. Ed hanno elaborato un intelligente piano di collaborazione in otto punti per dare spazio alla creatività. Non è la fine del tag illegale, ma un ottimo modo per provare a risolvere il problema. Nei giorni scorsi ero personalmente infastidito dal fatto che tutto si stesse riducendo ai proclami polizieschi lanciati contro i taggatori del metrobus.

Mi spiego. Se Labolani dice: ora li prendiamo e pagheranno, semplicemente fa il suo dovere. Ma il messaggio non può fermarsi lì, e personalmente credo che giornalisticamente questo non sarebbe nemmeno il “titolo” se vivessimo in un Paese che sa far rispettare le leggi ed applica con equilibrio le sanzioni previste.

Anche io, come hanno fatto notare altri, sono convinto che la questione sia stata sollevata per una banale quisquilia di campanile contro Radio Onda d’Urto, che in questi giorni sta tenendo la tradizionale festa, che nell’Alabama bresciana rappresenta comunque il più importante evento culturale dell’estate (perchè è in assoluto il più partecipato). Ma mi pare che l’intento sia fallito.

E’ un vero peccato che ci sia costantemente bisogno di accendere piccoli focolai ed inscenare dei muro contro muro, quando invece la razionalità dei provvedimenti e dei programmi amministrativi porta esattamente dall’altra parte. Forse, e lo dico direttamente a Labolani e Rolfi: si ignora che il costante clima di allarmismo crea una città psicologicamente più insicura, diffidente e sospettosa, difficile da far crescere da un punto di vista collaborativo, per non dire empatico.

In sostanza dico BRAVI a Labolani e Rolfi sul piano amministrativo. Peccato questo continuo sfociare del ruolo istituzionale in quello politico. Che rimane, purtroppo, quel che è.

Le due immagini di questa pagina sono prese da Gismovive.

Un salto indietro di trent’anni

Mio fratello mi ha segnalato questo interessante servizio realizzato da Carlo Nesti nel 1981 per il Processo del lunedì. Si parla di tattica, qualità del gioco e dei giocatori, soluzioni per la nazionale, fantasia, stranieri, allargamento delle rose, crisi economica. A risentirlo (con evidenti aggiornamenti…) sembra di essere davanti ad un pezzo che parla del calcio di oggi (dal minuto 1.42″).

Buonanotte Italia

Premetto che ieri non ho visto la partita della Samp. Tuttavia credo che sia possibile fare un commento extratecnico a quanto è successo ieri sera. Primo elemento di mediocrità: la Samp è uscita da un turno preliminare vissuto con l’emotività di una finale. Secondo elemento di mediocrità: oggi i giudizi sono sostanzialmente positivi, la gazzetta tra giocatori e allenatore da una sola insufficienza (Curci) e ben 5 punti in più del sei (sommando) ai giocatori in campo. Una sorta di ammissione: poverini, più di così non potevano fare. Credete che se al posto della Samp ci fossero state Milan, Inter o Roma i voti sarebbero stati gli stessi? Nonostante questo non si perde l’occasione per tirare in ballo ancora Lippi (su Pazzini…).

Sportivamente dico: il risultato non è tutto nel calcio. Ma è l’unico elemento reale che ti fa capire il tuo livello. Possiamo discutere su una finale vinta o persa, sulla differenza tra un quarto e un ottavo. Ma non tra un preliminare di Champion’s e un possibile accreditamento tra le 16 migliori europee (ovvero lo step successivo che la Samp sarebbe stata chiamata a compiere). Soprattutto dopo anni di schiaffi (da parte di tutte le italiane, Roma e Juventus ultime in ordine di tempo, nella “mediocre” Europa League). E oggi come oggi l’Italia non è più una nazione che – per il calcio espresso – merita le 4 squadre in Champions. Ma ci sarà qualcuno che sicuramente dirà che pure questo è colpa di Lippi. Mentre difficilmente sentirete dire che Lippi nel 2010 ha dovuto pescare gli azzurri in questo mutato quadro di valori tecnici.

Il problema è che al calcio italiano serve un bagno di umiltà che stenta ad arrivare.

Moratti e la sindrome da spogliatoio

«Meglio multietnici che comprare le partite»

Va bene, Massimo, hai ragione tu.
(nell’immagine il tatuaggio del mio amico Nicola Beltrami, che – dopo la notte di Madrid – di Calciopoli se ne è sbattuto altamente le palle)

UPDATE
Grazie, Moratti. E’ solo merito tuo se Andrea Agnelli rispondendoti, ha potuto dimostrare che lo stile Juve non è morto (sorvolo sulle parole di John Elkann, da sempre una delle più grosse disgrazie che potessero capitare al club).
Moratti? Dovrebbe cominciare ad imparare a gioire delle sue vittorie
E’ di nuovo la Juve degli Agnelli!!!