Eppur si muove… ecco i test del Metrobus di Brescia

Devo ammettere che è un’emozione vedere i vagoni del metrobus che sarà operativo a Brescia nel 2013 in città muoversi per i test. Qui trovate i due video girati alle stazioni di San Polo e Sant’Eufemia che potete trovare sul canale di Youtube Hemfest.


Prima di collegarsi a Facebook (che fa venire la sifilide) indossare il preservativo

E’ notizia di oggi, Emilio Arisi, consigliere nazionale Sigo (Società italiana di Ginecologia e Ostetricia)

La nostra pratica clinica ci conferma quanto emerge da diverse indagini internazionali: gli adolescenti usano sempre meno precauzioni, con un aumento di gravidanze indesiderate ma, soprattutto, di malattie sessualmente trasmissibili. Un esempio in tal senso arriva dalla Gran Bretagna, dove si è riscontrata una forte correlazione tra le aree in cui Facebook è molto popolare e il numero di persone affette da sifilide

Secondo l’esperto, proprio perché “protetti” dall’anonimato garantito dal web, quando sono davanti al pc i ragazzini sembrano diventare molto più intraprendenti

e infine:

Una recente indagine pubblicata sul Journal of Adolescence Health – ha confermato Arisi – ha rivelato come i social network siano fra le principali fonti di creazione di falsi miti sulla contraccezione

tutto chiaro no?


ART CLUB, inizia il coutdown: il 1° dicembre via alle danze

Ieri Daniele Bonetti è stato all’interno del nuovo art. Oggi su Bresciaoggi vi raccontiamo tutto quello che c’è da sapere. La nuovissima discoteca di Madame Sisì aprirà il prossimo 1° dicembre.
Sulla mia pagina pubblica di Facebook l’anteprima fotografica della discoteca dove balleremo quest’inverno.


Ciao Renato, peccato non averti conosciuto

Renato Rovetta è stato l’inventore di Bresciablob.com, semplicemente un blog, quando ancora i più non sapevano che si chiamava così. Oggi su quella pagina c’è un’indecifrabile serie di simboli cinesi. Ho capito solo che si parla di “macchinari” vari. C’è gente destinata ad anticipare i tempi in tutto e per tutto. Online, tuttavia, è stato conservato l’archivio.

Non l’ho mai conosciuto personalmente, solo qualche mail da curioso del web. Gli offrii di curare io i contenuti delle sue pagine e lui cortesemente mi rispose che preferiva avere il controllo su quello che faceva senza complicazioni tecniche. In realtà lui aveva semplificato di molto, capendo che il web è contenuto più che forma: copincollava in una pagina di html puro i testi e poi faceva upload in ftp. Io usavo la piattaforma di splinder.com per fare un blog calcistico, avevo visto quello che scriveva lui, lo ammiravo, ma temevo che tante cose finissero disperse.

Era un periodo diverso, di cambiamenti. Io ero tra quelli che divoravano gli aggiornamenti, apprezzando lo stile aperto, molto poco bresciano. Alcuni approfittarono dell’anonimato che lui offriva e vennero inventate le talpe delle redazioni. Le stesse talpe anni dopo, in era Facebook, imborghesite ed esigenti vorrebbero imporre nome e cognome contro chi li nomina, salvo poi scoprire – più frustrati di prima – che su alcuni non hai potere di vita o di morte professionale (oppure ne hai già abusato).

Di Renato Rovetta in tanti possono ricordare gli scritti del secolo scorso. Io l’ho apprezzato solo come web writer e per me rimarrà sempre colui che ha portato non tanto i blog quanto la mentalità-blog a Brescia. Ovvero il giornalismo critico sul web. Non quell’accozzaglia di brevine che fanno altri, ma l’approfondimento, la dimostrazione che l’innovazione la fai se hai testa, non testata. La città ha capito benissimo, per questo non c’è più stato un altro bresciablob.com, anche se qualcuno – se solo fosse un po’ meno cazzaro – potrebbe esserne potenziale erede.

Ecco come lo hanno ricordato oggi Marco Toresini, sul suo blog e Nino Dolfo su Bresciaoggi.

E qui un dicono di lui.


Quotidiani e iPad, esordio mediocre

I voti di Wired ai quotidiani italiani non risparmiano bocciature. La Stampa in pole position, Bresciaoggi rimandato a “dopo” settembre (la formula è ancora in fase sperimentale gratuita).


Robe da Mattes

Vi ricordate i due net artist bresciani Eva e Franco Mattes? Ne parlai tempo fa a proposito della loro performance di suicidio in chat su Chatroulette.

Questa volta sono andati a Chernobyl. Non so perchè ma ho come l’impressione che la performance non si esaurisca qui… le immagini? beh guardatele


100 lire di biscotti rotti

Tra i racconti i miei racconti preferiti dell’infanzia c’era quello in cui mia mamma in un momento di ribellione andò a comprare 100 lire di biscotti rotti, a credito, dal negoziante sotto casa, per il gusto trasgressivo di mangiarsi un intero pacco di dolci da sola e “farla pagare” nel vero senso della parola ai suoi genitori.

Ho ripensato a quell’episodio poco fa, quando Fabrizio Martire di Uncle Pear mi ha raccontato l’operazione “Fuori dal forno”. Una innovativa idea di lancio di un nuovo prodotto attraverso il quale si potrà abbassare il prezzo di un nuovo prodotto della pasticceria Veneto di Iginio Massari semplicemente facendo “Mi piace” sul prodotto.

Si parte da un’offerta lancio di 10 euro, ed ogni “mi piace” su Facebook farà scendere i un centesimo il prezzo di vendita. In poche ore si è già arrivati a quasi 200 click…

L’offerta sarà poi limitata ai primi 10 pacchi di biscotti venduti, ma l’idea non può che attirare l’attenzione…


Lo sfogo di Linus, occasione persa?

Il direttore di Radio Dee Jay, Pasquale Di Molfetta, meglio conosciuto come Linus, affida oggi ad un post un suo personalissimo sfogo in cui dice mi fa orrore il mondo di Internet e questo meccanismo perverso per cui chiunque dal buio della propria cameretta può sputare sentenze.

E’ una sua reazione, probabilmente giustificata, che fa seguito ad un lungo periodo in cui attraverso i blog ha reso partecipi gli ascoltatori delle sue scelte. Cambi di palinsesto, spostamenti, scelte anche difficili e sofferte. Sul suo blog la gente va e dice cosa pensa. Lo sta facendo in questi giorni a proposito della decisione di non confermare Alessio Bertallot.

Personalmente ho apprezzato il suo stile e la schiettezza dello sfogo. Credo tuttavia che chi sperimenta strumenti di partecipazione possa tastare con mano i benefici fino ad apprezzare la necessarietà dei feedback degli ascoltatori – che peraltro non sono l’unico sistema di misurazione, forse solo quello più rumoroso – (ma la storia non cambierebbe se il tema fosse un qualsiasi altro media: i telespettatori o i lettori). Resto quindi in attesa del nuovo approccio paventato dal quel “Si cambia” che non è un si chiude.

Scrive Linus: Nessun direttore di giornale, radio o televisione si degna di spiegare nessuna delle sue scelte, anche perché quello che c’è veramente dietro di esse quasi sempre non si può dire. Peccato, aggiungo io.


Ne parlano su Facebook

C’è una metodologia, parecchio in voga in diverse testate (soprattutto locali), che a mio modo di vedere sottolinea in maniera evidente la crisi, o quanto meno il disorientamento, dei giornali (locali e non) nel leggere la realtà. Sono gli articoli in cui per sottolineare la rilevanza di un determinato fatto si dice compiaciuti che “ne sta parlando anche facebook”.

Nessuno ne è esente. Il giochino è semplice, inventare in maniera arbitraria una notizia solo perchè su un social network c’è un gruppo di persone che sta parlando di qualcosa. Un atteggiamento che è valido anche per i video di Youtube. Il fenomeno sta raggiungendo tali dimensioni che Il Giornale ha ben pensato di inventarsi di sana pianta un tormentone Youtube su Gianfranco Fini (segnalato da Il Nichilista).

In realtà non esistono punti di riferimento per capire quanto una causa sociale sia più o meno sentita dalla gente in base al numero di amici/interazioni. Ma se qualcuno ne conosce mi piacerebbe avere una segnalazione.

Per ora l’esperienza più interessante rimane a mio modo di vedere quella di baroncelli.eu sui politici italiani su Facebook che sembra stilare una sorta di indice di gradimento-appeal-visibilità dei maggiori esponenti politici e da cui ad esempio scopriamo che il premier Silvio Berlusconi sta perdendo un fan ogni 57 minuti, quasi 800 in meno nell’ultimo mese… Da lì anche io avevo tratto spunto per una classifica sull’attivismo degli esponenti bresciani sul social network.


Toy story 3: la fattoria degli animali nel 2010

Toy story 3 è uno dei sequel più riusciti della storia. Sufficientemente isolato rispetto alle vecchie storie (quindi, andate a vederlo a prescindere…) ed estremamente trasversale dal punto di vista dell’interesse che può destare, dai bambini agli adulti.

L’ho visto ed apprezzato tantissimo mercoledì sera. Una sorta di nuova fattoria degli animali con alcune scene che richiamano in maniera abbastanza esplicita certi passaggi del capolavoro di George Orwell (fu il mio primo libro letto anche in inglese…): ad esempio quando Buzz scopre il sistema di potere che vige nell’asilo, così come ad un certo punto gli animali scoprono le cene “umanizzate” dei maiali nella fattoria.

Ma rispetto agli animali del 1945 i giocattoli del 2010 non hanno ideologia. I sistemi di potere sono dettati infatti dalle personalità, dalle singolarità, dal vissuto di ognuno riportato alla dimensione sociale e interazionale. Ce ne sono almeno tre: il democratico Woody che accetta il contraddittorio e il dissenso, il dispotico Lots’o, il surreale Ken (quest’ultimo, nella foto, è il mio personaggio preferito in assoluto).

Emergono una Barbie-velina intelligente, un Mister Potato paterno leader domestico, un Buzz sofisticato e moderno ma resettabile… davvero una serie di profili umanizzati dei giocattoli (umanizzati, più che in passato) che rendono tutta la costruzione assolutamente godibile se non addirittura profonda nella capacità di analisi e di introspezione personale. Apprezzabile è anche il gioco sulla sessualità di Ken (qui in una intervista rilasciata prima dell’uscita del film), una mascolina femminilità che attira la Barbie, chiaramente suggerita dal nuovo marketing Mattel, che sul film ha evidentemente investito con una apprezzabile strategia no-logo da studiare.

Lo so, la sto mettendo giù dura, e questo è pur sempre “solo” Toy story. Ma è davvero divertente scoprire un film d’animazione, per giunta in 3d (quindi tecnicamente contemporaneissimo), che sa di moderno con dei chiari richiami a quella che ormai è la classicità. Un film che ha tutte le carte in regola per diventare un dvd da collezione.